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Le storie

Sammy Basso

un esempio fantastico di Resilienza

Credo che tutti i questo periodo ci siamo imbattuti in un articolo che parlasse della parabola umana di Sammy Basso, il fantastico ragazzo affetto da Progeria, una patologia congenita rara che provoca, semplificando, un invecchiamento precoce del fisico.

Una frase, tra tutte le meravigliose riflessioni che ci ha lasciato, mi ha colpito particolarmente, e credo che possa davvero fungere da sprone e da esempio, per ognuno di noi.

Io sono grato alla Progeria. Non la vivo come una condanna, nè tantomeno come una punizione divina, non cambierei una virgola della mia vita, e so anche perchè: perchè ho avuto la forza di prenderla per quello che è e renderla unica.
Nome e Cognome
Io sono grato alla progeria
Una frase dirompente, di sicuro effetto, persino scioccante per la maggior parte delle persone.
Ma come? Grato ad una malattia che comunque è perlomeno parzialmente invalidante e che non ti offre una grande aspettativa di vita? E’ possibile essere grato a quello che sembrerebbe piuttosto non una tegola ma un intero tetto sulla testa?
Ebbene la risposta ce la dà Sammy, e non è la risposta di qualcuno che l’ha studiata a tavolino, e nemmeno di qualcuno che l’ha vissuta ma non sa cosa sia sul piano scientifico.
Sammy aveva entrambi i tipi di consapevolezza, sia quella di vita vissuta che quella scientifica, essendo stato il primo caso di persona affetta da Progeria che era anche uno studioso e che ha dedicato la sua vita non solo a comunicare positività, al di là della malattia, ma anche a studiarla e a contribuire affinché si possa conoscere sempre meglio e auspicabilmente un giorno anche curarla.
Questo straordinario contributo alla scienza Sammy lo ha voluto fornire anche al di là della sua dipartita, lasciando il suo corpo a disposizione della ricerca.

L’altra cosa che mi ha sempre colpito tantissimo di Sammy era il sorriso che aveva stampato in volto, e la cosa meravigliosa ed evidente era che non si trattasse di un sorriso di forma, di circostanza, diciamo in linea col messaggio che voleva dare tramite i media. Quando il sorriso è davvero sincero, e viene dal cuore, si vede, perchè la gioia che conduce a quel sorriso coinvolge tutta una serie di muscoli ma anche di organi, arrivando ad esprimersi nello sguardo, e per Sammy era così, sorrideva anche cogli occhi, iniettando positività in chiunque avesse la fortuna di incrociare il suo sguardo, per quanto filtrato dai media.

Non ho mai avuto la fortuna di incontrarlo di persona ma...
sono certo che chi abbia avuta quell’opportunità, possa solo confermare quanto questa cosa dal vivo fosse ancora più evidente. Pur non avendo avuto la possibilità di vivere questa gioia profonda con Sammy, incontrandolo di persona, ho avuto però la chance di verificarla in tanti altri casi di persone con patologie e problematiche invalidanti, sia di amici che nel mio ruolo di Direttore Generale di una struttura per Disabili, ruolo che ho ricoperto per un certo periodo con grandissimo piacere e che ha lasciato un segno indelebile sulla mia pelle e nel mio cuore. Amo sempre dire con profonda convinzione che alcuni del momenti di maggior carica e positività non li ho ricevuti da persone cosiddette “normodotate”, bensì da parsone con qualche forma di disabilità. E di una cosa, al di là di ogni retorica, mi sono sono reso conto, che noi tutti, in qualche modo, abbiamo o sviluppiamo delle piccole o grandi “disabilità” nella vita, e il segreto risiede proprio nel messaggio di Sammy, conoscere la propria disabilità e viverla col sorriso sulle labbra, traendo da essa lo spunto per mutare il negativo in positivo e rendere la nostra vita un capolavoro a prescindere.

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