La tecnologia ci semplifica la vita… o ci spegne il cervello?
In una mattina qualunque di Luglio tornavo dal lago e avevo appena parcheggiato in città, quando neanche un minuto dopo all’incrocio davanti a me un autobus centra in pieno un’auto con a bordo una giovane donna. Booooooooooooom!!! si sente per tutta la via.
E fin qua, può succedere, una precedenza mancata, una distrazione, un guasto…
Ma ciò che, nonostante ovviamente mi sia ampiamente accorto che siamo in un’epoca di digital-dipendenti, non mi sarei mai aspettato di assistere allo spettacolo surreale a cui di li a qualche minuto ho dovuto assistere mio malgrado.
Dall’alutobus è sceso un esercito di ragazze più o meno intontite dal colpo e dalla situazione.
L’autobus era finito sul marciapiede, e alla sua sinistra c’era l’auto, neanche tanto piccola per fortuna della conducente, con tutta la parte anteriore sinistra distrutta. Dentro l’automobile, airbag scoppiati e la conducente, visibilmente dolorante e scioccata.
La prima cosa che ho pensato è stata quanto fosse stata fortunata nella “disgrazia” la conducente, perchè se il bus avesse impattato leggermente più indietro nella parte sinistra, avrebbe preso in pieno la portiera e quindi la conducente, con conseguenze decisamente più gravi.
A quel punto, l’impensabile: l’esercito di ragazze, in parte italiane e in parte straniere, scese dall’autobus dopo qualche minuto di intontimento, hanno preso i cellulari ed hanno iniziato a filmare, commentando e caricando i video sui social!!!! Siiiiii, caricando le cosiddette “stories”, prima ancora di chiamare qualsiasi tipo di soccorso!
Io, allibito, ho chiamato immediatamente i soccorsi, ed ho poi ho chiesto a voce alta se ci rendessimo conto di quanto fossimo finiti in basso, avendo come priorità quella di filmare l’accaduto, mentre c’erano persone ferite e scioccate, ma ovviamente nessuno si è nemmeno accorto di cosa dicessi e alcune ragazze si erano avvicinate a qualche decina di centimetri all’auto incidentata, filmando la poverina che all’interno, ancora visibilmente scossa, cercava di realizzare cosa fosse appena successo.
Personalmente avevo sentito di queste orde di persone che si fermavano agli incidenti, anche in autostrada, magari causandone altri collaterali, solo per testimoniare l’accaduto, filmandolo e caricandolo sui social, solo per la ragione che, a quanto pare, l’incidente in diretta “tira di brutto” e raccoglie un sacco di like e visualizzazioni, ma vi assicuro che un conto è apprenderlo dai media, un altro è assistere di persona a questo fenomeno di rincoglionimento digitale generale, che tra l’altro sembra azzerare ogni forma di empatia umana, prima ancora che di rispetto o semplice educazione.
Pazzesco, non saprei cos’altro aggiungere, anzi, pazzescamente digitale.
Ma siamo sicuri che ciò che vogliamo che rimanga in tutto ciò, come testimonianza per le generazioni future, sia una prova “digitalmente tangibile” del rincoglionimento assurdo che il cattivo uso della tecnologia ha prodotto sulle persone della nostra epoca? Sì, perchè poi non credo sia un fenomeno che riguarda solo i giovanissimi, poichè io vedo sempre più persone anche decisamente meno giovani che camminano, corrono, guidano e trascorrono cene intere, in presenza dei partners, guardando i cellulari. Boh, non ho proprio parole.
Certo è che queste persone, avendo alla fine della loro vita vissuto esistenze per lo più “digitali”, forse non avranno veri rimpianti, non avendo avuto modo di vivere esistenze reali, o forse l’unico rimpianto che avranno, nell’ultimo istante della loro vita, sarà proprio quello di lasciare non solo la terra, ma anche il loro account social, senza magari essere riusciti ad avere abbastanza like, o abbastanza visualizzazioni, o abbastanza follower, quando invece dovrebbero dispiacersi di non aver avuto abbastanza cervello e di non aver vissute abbastanza emozioni.