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Le storie

La storia di Paolo

abbandonato a 12 anni

Paolo nasce e vive la sua giovinezza a Milano, con la madre e senza mai aver potuto conoscere il padre. A dodici anni la madre decide di andare in Calabria, a convivere con la sua fiamma del momento.

Paolo ricorda ancora come fosse ieri il momento in cui la madre glielo comunica, dicendo che per quel motivo dovranno trasferirsi e lasciare Milano.

Paolo ricorda ancora come fosse ieri il momento in cui la madre glielo comunica, dicendo che per quel motivo dovranno trasferirsi e lasciare Milano. Il giorno della partenza, la madre gli chiede di andare a fare un po’ di spesa, per avere qualcosa da mangiare durante il lungo viaggio. Paolo prende i pochi soldi messi a disposizione dalla madre e va in un vicino negozio di alimentari. Quando torna cerca la madre, ma invece della madre trova un biglietto, che recita più o meno cosi:
Ciao, è un viaggio troppo impegnativo per tutti e due, io devo andare, buona fortuna
Nome e Cognome
e l’abbandona.
Paolo appunto ha solo dodici anni, ed è solo. Va quindi a dormire da un amico, la cui famiglia gli affitta una stanzetta attigua al loro appartamentino.
Paolo inizia a lavorare ai mercati di Milano, per mantenersi. Con i primi soldi, riprende a studiare. Frequenta la scuola di geometra e poi si iscrive addirittura a Fisica, che poi abbandonerà per dare precedenza al lavoro.
Con la pratica da apprendista geometra viene a conoscenza di tutti gli aspetti della filiera dell’edilizia, e di fatto impara a “costruire una casa”.
E’ così che Paolo, forte di questa esperienza, mette in piedi una sua piccolissima impresa edile. Paolo però è bravo, ci sa fare, e da piccolissima la sua impresa diventa piccola, poi media e poi grandina.
Arrivato a quarant’anni, Paolo è un uomo abbastanza soddisfatto, per lo meno professionalmente, e conduce una vita agiata. Senonché arriva sulla sua strada un falso amico, avvocato, che lo coinvolge in un’operazione truffa di grandi dimensioni (in rapporto alle dimensioni della sua impresa).
L’operazione aveva lo scopo, o tra gli scopi, quello di far andare l ‘impresa di Paolo, come si suol dire, “a gambe all’aria”. Detto fatto, Paolo fallisce, e perde tutto. Il colpo per Paolo è tale, dopo una vita di sacrifici, che gli viene un’emorragia celebrale, che lo paralizza completamente dalla vita in giù. Il responso dei medici non dà spazio ad alcuna speranza: le cellule cerebrali che governano il movimento di tutta la parte inferiore del corpo sono morte, per cui Paolo è destinato alla sedia a rotelle a vita.
Ma, e qui cè un MA...
Appunto, la RESILIENZA, quell’energia infinita che scaturisce dall’infinito o chissà da dove e diventa un tutt’uno con il nostro corpo, con la nostra mente, col nostro spirito.
In una notte come tante, una notte di nervosismo, di delusioni, di litigi con la suora di turno all’ospedale Valduce di Como, Paolo tocca il pavimento coi piedi, e sente freddo, E SENTE FREDDO!
E capisce che se sente freddo, come qualche volta accade nel bene o nel male, i medici non avevano capito un beato cazzo.
Il mattino dopo, tra lo stupore generale, ed in particolare della Neurologa, Paolo, in maniera instabile e goffa, si rimette in piedi, e torna a camminare.
TORNA A CAMMINARE!
Paolo riprende pian piano la sua quotidianità, ritrova un lavoro come manutentore presso una struttura alberghiera, ed è più combattivo e cazzuto che mai, pronto a scommettere su se stesso a 53 anni!

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